Guerra Ucraina-Russia, Zelensky celebra il giorno dell’Indipendenza: «Serve una pace giusta». Trump: «Fermare la carneficina»

Celebrazioni nel segno della resistenza

 

Il 24 agosto, Kiev ha celebrato il 34° anniversario dell’Indipendenza in una cornice segnata dalla guerra che da oltre tre anni devasta il Paese. Dal centro della capitale, il presidente Volodymyr Zelensky ha rivolto un messaggio solenne: “L’Ucraina unita non sarà mai più costretta alla vergogna che i russi chiamano compromesso. Abbiamo bisogno di una pace giusta”.

 

Il discorso, diffuso in video, ha rimarcato la volontà di non cedere territori e di mantenere intatta la sovranità nazionale. Zelensky ha ricordato che il futuro appartiene solo agli ucraini, sottolineando come il mondo abbia imparato a riconoscere l’Ucraina come pari sullo scenario internazionale.

 

In segno di sfida, le forze armate hanno issato bandiere blu-gialle nei villaggi russi di Gornal e Guyevo, nella regione di Kursk, territori abitati da comunità ucraine. Un gesto dal forte valore simbolico, pensato per riaffermare che Kiev non dimentica le proprie terre e intende riappropriarsene.

 

Le celebrazioni hanno visto la partecipazione di ospiti stranieri, come il primo ministro canadese Mark Carney e l’inviato speciale americano Keith Kellogg. La presenza di rappresentanti occidentali ha confermato il sostegno politico e militare al governo di Kiev in un momento cruciale della guerra.

 

Zelensky: fermezza militare e garanzie per il futuro

 

Nel giorno dell’Indipendenza, Zelensky ha delineato le priorità del suo governo. Ha insistito sulla necessità di una “pace giusta”, rifiutando qualsiasi ipotesi di compromesso imposto da Mosca.

 

Ha inoltre rilanciato l’idea di una presenza militare internazionale in Ucraina al termine del conflitto, i cosiddetti “boots on the ground”. La proposta divide la comunità internazionale: sostenuta da Francia e Regno Unito, è osteggiata da Stati Uniti e Italia. Roma, in particolare, ha proposto di offrire competenze nello sminamento, settore in cui vanta esperienza.

 

Sul piano operativo, Zelensky ha chiarito che Kiev non si coordina con Washington sugli attacchi a lungo raggio: “Abbiamo utilizzato le nostre armi per colpire la Russia”. Con questa dichiarazione ha risposto alle indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui il Pentagono da mesi impedirebbe l’impiego di missili americani Atacms contro obiettivi in territorio russo.

 

Intanto, l’esercito ucraino ha riconquistato tre villaggi nel Donetsk — Mykhailivka, Zeleny Hay e Volodymyrivka — dimostrando capacità offensiva sul campo, nonostante l’intensificazione delle operazioni russe nelle aree di Pokrovsk e Kramatorsk.

 

Trump: “È ora di porre fine alla carneficina”

 

Dagli Stati Uniti è arrivato un messaggio diretto da Donald Trump, che ha colto l’occasione delle celebrazioni per ribadire la linea di Washington: “È il momento di porre fine a una carneficina senza senso”.

 

Il presidente americano ha scritto a Zelensky sottolineando il “coraggio indomabile” degli ucraini, definiti un esempio di resilienza per il mondo. Ha poi ribadito l’impegno a sostenere un accordo negoziale che garantisca una pace stabile e salvaguardi dignità e sovranità di Kiev.

 

Nonostante le parole concilianti, la Casa Bianca mantiene un rigido controllo sugli armamenti: il Pentagono continua a bloccare l’uso dei missili a lungo raggio, mentre parallelamente è stata approvata la vendita a Kiev di 3.350 missili SM-6 Eram, dal valore complessivo di 850 milioni di dollari, finanziati in gran parte da partner europei.

 

Mosca tra concessioni e accuse all’Occidente

 

Dalla Russia giungono segnali contrastanti. Da un lato, il ministero della Difesa ha annunciato un nuovo scambio di prigionieri, con il ritorno di 146 militari ucraini e altrettanti russi, grazie alla mediazione degli Emirati Arabi Uniti. Dall’altro, Lavrov ha accusato le potenze occidentali di sabotare i colloqui di pace, pur confermando la disponibilità a proseguire le trattative di Istanbul.

 

Il ministro degli Esteri russo ha chiarito che eventuali vertici tra Putin e Zelensky devono essere “preparati accuratamente”, accusando Kiev di puntare più alla spettacolarizzazione che ai contenuti.

 

Negli Stati Uniti, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che la Russia avrebbe fatto “importanti concessioni” a Trump, le prime in tre anni e mezzo di conflitto.

 

L’offensiva ucraina oltre confine

 

Parallelamente, Kiev ha intensificato le incursioni in territorio russo. Un drone ha provocato un incendio alla centrale nucleare di Kursk, senza alterare i livelli di radioattività. Altri raid hanno colpito una raffineria a Ust-Luga e l’oleodotto Druzhba, interrompendo le forniture energetiche a Ungheria e Slovacchia.

 

Le autorità russe hanno chiuso temporaneamente gli aeroporti di Mosca e San Pietroburgo, oltre a numerosi scali regionali. Più di 30 voli sono stati dirottati e oltre 50 hanno subito ritardi, con pesanti ripercussioni sulla vita civile russa.

 

La comunità internazionale in campo

 

Il sostegno a Kiev è stato ribadito da più fronti. L’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato l’appoggio a una “pace giusta” ma ha escluso l’invio di truppe. Il Canada, per bocca di Carney, ha sottolineato che “non spetta alla Russia stabilire le garanzie di sicurezza dell’Ucraina”.

 

Dall’Europa, la Germania ha parlato di difesa dell’ordine liberale, mentre la NATO, tramite il segretario generale Mark Rutte, ha ribadito che Kiev “merita la pace il prima possibile”.

 

Indiscrezioni riportate dal quotidiano tedesco Welt am Sonntag rivelano che la Cina sarebbe pronta a inviare truppe di peacekeeping, ma solo sotto mandato ONU.

 

Sul fronte religioso, Papa Leone XIV ha scritto una lettera a Zelensky: “Il cuore è ferito dalla violenza che devasta la vostra terra. Che il clamore delle armi taccia e si apra la via al dialogo”.

Prospettive e incognite

 

Il futuro del conflitto resta incerto. Zelensky continua a chiedere un incontro diretto con Putin, definendolo “la via più efficace”, mentre Mosca insiste sui colloqui di Istanbul come fase preliminare.

 

Il leader ucraino ha annunciato che nei prossimi giorni verranno presentati nuovi accordi di sicurezza, frutto di negoziati con Stati Uniti ed Europa, con particolare coinvolgimento dei Paesi Bassi.

 

Intanto, cresce l’attesa per capire se Donald Trump riuscirà a convincere Vladimir Putin ad avviare un dialogo concreto. Molti analisti lo considerano l’unico leader occidentale in grado di esercitare una pressione reale sul Cremlino

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